8 marzo – il valore della dis-parità

8 marzo

D – Auguri madamigella, oggi è l’8 marzo… dai che ti offro un caffè…

G – Il solito atteggiamento ossequioso dell’otto marzo che magicamente scompare gli altri 364 giorni dell’anno…

D – Bastava Grazie, sei proprio una donna… è impossibile avere a che fare con te! Visto che cominciamo bene non è che dovrò anche sorbirmi una filippica sulla parità per caso? O sentire che le donne san fare ragionamenti più complessi e due cose contemporaneamente, che lavorano il doppio perché mandano avanti casa e famiglia?

G – Magari possiamo parlare del fatto che una donna deve lavorare 59 giorni in più per guadagnarsi lo stesso stipendio di un uomo oppure della percentuale di donne che ancora nel 2013 lascia il lavoro con l’arrivo della maternità per effetto delle famigerate dimissioni in bianco… Non trovi sia troppo banale parlare genericamente di parità?

D – Mmm… dove lavoro io, l’86% son donne, è evidente che la parità non è l’unica soluzione possibile… altrimenti io sarei un esempio impossibile. Il fatto è che la dis-parità non è un dis-valore, è un qualcosa di innegabile che c’è e che è interesse reciproco riconoscere fino a farne un valore, cioè qualcosa di valido, che vale.

G – Condivido. Si potrebbe cominciare ad esempio con il recupero delle differenze di genere, magari non pensate unilateralmente dall’uomo, che altrimenti arriviamo come al solito ad una definizione tutta maschile di femminilità…

D – Sai cosa?! Uomo ha 4 lettere, Donna ne ha 5. 5 è di più, ma 4 si allontana meno dalla perfezione del 3. Nemmeno la numerologia credo abbia la soluzione. Il punto è che per procedere insieme nell’avventura dell’esistenza (anche professionale va da sé) non si può “andar via pari”. Riconoscere – cioè conoscere di nuovo – la disparità significa coglierne la realtà, per procedere insieme è necessario fare delle differenze. Riconoscere un tempo di riposo più lungo alla mia collega in maternità e far sì che la nostra Pellegrini non debba sfidare Michael Phelps in vasca.

G – In due parole Gender Mainstreaming una strategia che riconosce e celebra le diversità, che tiene in considerazione le differenze esistenti tra le situazioni di vita, le esigenze e gli interessi rispettivamente degli uomini e delle donne, in tutti i programmi e gli interventi economici e sociali.

D – Sai l’inglese o ti inventi parole e significati che non esistono nel nostro vocabolario?

G – Asino… Parlavo seriamente… lavorare sulle diversità per raggiungere i cinque punti che anche la Commissione Europea si è posta come obiettivo 2015: incremento del tasso di occupazione femminile e miglioramento delle politiche di conciliazione, colmare il divario retributivo, incremento della rappresentanza femminile nei ruoli di responsabilità, lotta contro la violenza di genere e promozione della parità all’esterno dell’UE. Non ti toccherà ammettere che le donne davvero sanno fare ragionamenti più complessi?!

D – Non mi dirai che le donne hanno bisogno di sentirselo dire dagli uomini?!

G – Grande !!

D – Grande tu !!

D + G – Un consiglio di lettura, un modo possibile per parlar in modo non troppo banale: un breve testo di Xavier Lacroix.

Attraverso la storia si possono discernere dei tratti di cultura maschile o di cultura femminile, tra i quali è lecito individuare valori o significati di portata universale. La cultura maschile sarebbe rivolta verso il potere, la regola, l’astrazione, la lotta, mentre quella femminile sarebbe rivolta verso la vita, la crescita, la dimora, la comunicazione, la pace.

Ecco allora che il maschile potrà essere caratterizzato dalla padronanza dello spazio e il femminile dall’abitazione del tempo: dominante, nel primo, della relazione soggetto-oggetto, nel secondo, della relazione soggetto-soggetto; primato dell’uomo del fare, della donna del far crescere o del lasciar essere; nell’uno, dinamismo di espansione e di trascendenza, nell’altra di avvolgimento e di immanenza; al maschile può essere associato il discontinuo, al femminile il continuo.

Attorno al maschile: utopia, creazione, misura, nominazione (cioè il dare il nome), mediazione, padronanza; attorno al femminile: realismo, presenza, attenzione, durata, tenacia, intimità.

Ciascun sesso ha il suo modo di far proprie queste qualità, ciascuno porterà il segno del modo in cui le avrà incontrate: sia in continuità con la sua complessione naturale, sia come risultato di un paziente lavoro di acquisizione, se non di conversione.

di Davide Orlandini e Giulia Beggi

2 thoughts on “8 marzo – il valore della dis-parità

  1. Dispiace doverlo dire signor D. ma, il Professor Lacroix arriva secondo e sbaglia il tiro. Tra maschile e femminile esiste una differenza polare, su questo niente di nuovo, ma l’accento deve essere posto, ancor che sull’insieme, sulla loro stereoisomeria. Sono essi uguali, ma specularmente.

    Limitarsi a sottlinearne la polaritá nel tentativo di fondare un complesso di valori sulle differenze é pericoloso e contro produttivo. Mina alla base i pilastri stessi della societá, cosi giá in pericolo!

    Uomo e Donna, come parti complementari di un tutto polare, hanno uguali responsabilitá di fronte alla storia! Ad essi il compito di combattere, uniti, per la salvaguardia e il trionfo della Civiltá.

    Marito e moglie sono camerati (7 gennaio 1942)

    In quella legge si trova il riconoscimento della necessità di un accordo fra i genitori per ciò che riguarda l’educazione e l’allevamento del figli.

    La legge sarà contenuta nel «Codice popolare» ed andrà molto più oltre nello stabilire l’uguaglianza fra marito e moglie; non l’affermerà solo per ciò che riguarda l’autorità sui figli, ma in quasi ogni altro senso.

    Sarà il dovere, uguale per tutti, uomini e donne, di servire la comunità nazionale con la totalità delle loro forze, ad un fine che, naturalmente, non potrà essere determinato dai singoli.

    Da questo dovere educativo deriverà un’uguale responsabilità, paterna e materna, verso la Comunitá organica di Popolo.

    Il matrimonio gode la protezione speciale della legge come fondamento della convivenza nazionale.
    Deve essere una convivenza perfetta dei coniugi e servire all’alto scopo di conservare e moltiplicare la razza e le sue qualità.

    I figli, sono il bene più prezioso della comunità: Partito e Stato vedono nella gioventù l’avvenire del popolo tedesco.

    I genitori sono obbligati ad allevare i bambini, fisicamente e moralmente, ed il Partito e lo Stato metteranno a loro disposizione, per tale scopo, mezzi educativi e disciplinari.

    Il matrimonio, dunque, avrà lo scopo supremo della generazione dei figli e della loro educazione; ma in questa funzione i genitori saranno, esecutori di un comando che viene dall’Alto.

    Norme severissime impediscono le unioni delle persone che non siano fisicamente sane e razzialmente pure.

    I figli quando entrano nella vita, come scolari, poi più tardi, come apprendisti, ed a diciotto anni, come lavoratori, cominciano a diventare gradatamente indipendenti.

    Uomo e donna hanno doveri paralleli verso la comunità. L’uomo sottostà all’obbligo militare. La donna, come l’uomo, quando è adolescente, deve prestare servizio di lavoro nei campi. In tempo di guerra, ha l’obbligo di lavorare nelle fabbriche, o negli uffici.

    La donna non ha obblighi militari perchè possa accudire i suoi bimbi piccini; l’educazione della prole è una necessità nazionale.

    Tutto è fissato dunque e pensato nel segno e nell’interesse della Comunitá organica di Popolo: Uomo e donna sono camerati.

    La moglie ha il dovere e il diritto di collaborare all’attività professionale del marito o di svolgere un’attività professionale indipendente, se nono ostacola il suo ruolo di madre e nella misura in cui è richiesto dai bisogni della famiglia.

    Il marito ha il dovere e il diritto di partecipare all’attività professionale della moglie, secondo le abitudini e i bisogni della famiglia.

  2. L’ha ribloggato su elleauerreae ha commentato:
    “Il fatto è che la dis-parità non è un dis-valore, è un qualcosa di innegabile che c’è e che è interesse reciproco riconoscere fino a farne un valore, cioè qualcosa di valido, che vale.”
    Pura vida.

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