In principio era Visnu

krishna

Agra 11/08/13

Arrivati ad Agra. Si vede il Taj Mahal, sì quello delle sette nuove meraviglie del mondo.

Abbiamo girato il forte di arenaria rossa, bello e imponente ricolmo di gente. Qui non siamo gli unici occidentali presenti anche se la moda del momento è comunque fatti-scattare-una-foto-con-l’italiano o ancor meglio con l’italiana. Che strani… anzi no, io al tempio fotografavo loro in lontananza nei loro abiti pittorescamente colorati di tinte sgargianti.

Un signore che guida un risciò mi si siede accanto sul ciglio della strada e cominciamo a chiacchierare. Il lavoro è difficile, fa caldo, la famiglia da mantenere, l’Italia. Sei una persona gentile – mi dice – grazie. Se lo sei davvero, dammi dei soldi per aiutarmi. Terribile. I soldi così non te li do, allora non sono più quella persona gentile che credevi… tutto il mondo è paese, tattica da elemosiniere esperto che svela quale sguardo si posa su di noi.

Lungo la strada ci siam fermati al primo tempio vero, vero come te lo immagini: con le palme e il verde intorno, gli arabeschi sulle colonne e i porticati di pizzo. Abbiam giocato sotto l’acqua del monsone, foto alla Giò unico essere umano provvisto di mantellina gialla nel raggio di kilometri e animato l’acustica delle cupole con effetto telefono senza fili da una colonna alla sua opposta in diagonale.

Ma forse di oggi la cosa più curiosa è il paese di Mathura, a metà strada tra Delhi e Agra. A Mathura ci è nato Krisnha (ottavo avatara – reincarnazione di Visnu) e lì ci ha trascorso l’infanzia, lì ha giocato e attorno a quelle foreste (boschetti) si fanno pellegrinaggi. Al centro di questo agglomerato umano sporco e sregolato sta il grande tempio indù. Forse per loro è come andare a Betlemme, forse. I militari controllano che tu non abbia nulla e ti fanno accedere. Strano, inaspettato. Dentro è una cittadella con negozietti, un vascone che sembra la piscinetta di un parco divertimenti in decadenza sulla sinistra, una spianata simile a un mercato dal continuo via-vai umano e infine i vari edifici. Entro su un ballatoio che arriva a una sorta di esposizione di presepi indù dietro al tempio, mi fanno entrare anche se non ho le 2 rupie per l’ingresso. Stilisticamente scarni ma in questo teatrino per bambini è la rappresentazione della violenza che colpisce, del macabro, del cattivo, demoni a più teste che divorano uomini dalla vernice laccata che ormai si scrosta. Potenti serpenti cobra che ne sventrano altri, zanne, decapitati e via dicendo… niente campane di vetro e bollini rossi per film da vedere in presenza di un adulto qui, interessante. Il tempio dentro ha tutto tranne un’atmosfera di preghiera, un po’ piazza un po’ mercato, un po’ terme romane un po’ parco dove sostare all’ombra.

Tutto appare senza logica, senza un senso regolatore, dalla viabilità, alle vacche per strada, ai muratori che spostano la ghiaia con piccole bacinelle, i santoni che girano tra la folla, i luoghi sacri di Krishna. Ordine non è un principio guida domiciliato qui, o forse Armonia ha più forme di quante ne conoscessimo. Odori e colori in questo curioso aggregato umano.

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