Il colore che tinge il tempio

udaipur2

Udaipur 16/08/13

Ci muoviamo alla volta della città. Il palazzo reale è sul lago, quello nel cui centro campeggia il bianco palazzo che ora è grand hotel, quello di 007 Octopussy. Suggestivo, ma ancor di più lo è l’essere a cavallo tra due bacini separati di fatto, qui si coglie forte una certa impronta signorile che non è però quella dei mahraja locali ma ha un certo retrogusto di coloni inglesi.

Infatti salendo verso il tempio sul monte a 5-6 km dalla città troviamo un gruppetto di inglesi e un club squisitamente occidentale e curato sulla via per il nulla – il Nirvana Café – esattamente qualche passo dopo la casa dello sceicco tal dei tali, che l’Angie (applauso a lei che ci ha seguito fino in vetta) aveva in progetto di sedurre per farsi mantenere a vita. Lassù il panorama vale tutta la fatica e ancor di più la strada per arrivarci. Ridiscendiamo in tuk tuk per un po’ di relax in piscina. Ci raggiungono quelli del massaggio, menzione speciale per la Giò e la Gaia che hanno scelto il massaggio ayurvedico con l’indio a cavalcioni e che ora hanno la pelle della pianta del piede vellutata come pesche, questo va detto.

Ottima cena sul lago parlando di intrecci culturali viaggianti con un cocktail tra i deliri misticheggianti su santoni chiese religioni e medicine alternative, ovviamente viene invocato Walker che però si è già ritirato (preghiamo i nostri gentili lettori di rammentarsi di codesto particolare che verrà poi ripreso nelle sere a venire).

Qualche nota sulla celebrazione, sul rito cui abbiamo preso parte al tempio hindu: i colori, qui si usano bene. Prendiamo i vestiti delle donne e immaginiamo per un instante di confrontare una foto di questa assemblea con una di gente in una qualsiasi chiesa europea… qui il colore è prassi da respirare, pigmenti, veli, rossi verdi gialli arancio turchesi, sgargianti e intensi, a fantasia o decorati. Il rito sembra non abbia forma, come fosse sconclusionato. Il canto è accompagnato da una martellante campana senza ritmo alcuno, i gesti e gli addobbi appaiono scombinati e pacchiani. Probabilmente questa non è una religiosità della-parola, nessun testo viene letto nel corso dell’intera funzione, nessun discorso fatto dal celebrante. Forse la dimensione della pratica, dell’esperienza sensibile è più importante. In disparte si colgono segni come di purificazione, passano le mani su di un fuoco benedetto poi si detergono come gli occhi e il capo. Bevono un sorso d’acqua. Infine si esce in processione con un tocco di percussioni.

Prima della buonanotte si scopre che l’aperitivo favorito di Gaia a Padova è… cappuccino con tramezzino caldo porchetta e patate! Viva gli spinacini palak masala… buonanotte.

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