Avamposto ocra

camelJaisalmer 20/09/13

Rinfrancato dalla cena in terrazza dopo il bagno in piscina di straforo perché qui alla residenza reale inizialmente mancava l’acqua… tasto l’aria leggera della sera a confronto col caldo lancinante della luce pomeridiana, è l’escursione termica della città gialla, avamposto prima del deserto. Potrebbe esser la tana dei predoni o il luogo per ritirarsi sulla soglia dei margini, come un luogo di contorno.

Siamo anche stati fregati da una indianata tra il Secco, Montgomery (autisti del bus) e la guida dell’indomani. Hanno fatto i furbetti tra loro su tramonti, deserti verdi e cammelli, questo per ricordarci sempre che siamo di passaggio in casa d’altri.

Al tempio, o per meglio dire complesso di cenotafi, in cui ci siamo fermati lungo la via oltre alla luce color dell’ocra di bello abbiamo assistito a una vera scenata indiana tra madre in difesa del bimbo piccolo e ragazzotto forse prepotente e accusato. Il bimbetto di mestiere ti raccoglie un sasso davanti ai piedi e cerca di vendertelo per poche rupie col magico mantra “Pooaassì Pooppetì”. È comunque più simpatico dei bimbetti del deserto che giocano con gli stranieri-estranei come con bestie strane tra il ruggito dei dromedari.

Intanto la Gaia si ustiona la mano col thé e si cura con l’aloe. Di questa terra si sente la terra, dai piedi, beatamente scalzi, con sacralità talvolta.

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