Utopia e inquietudine

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Giorno II – Reggio Emilia

Lo zaino è quasi pronto per questo paese che deve il suo nome a Simon Bolivar, è vero che li ha liberati dagli spagnoli ma è comunque interessante che un popolo scelga per nome del proprio paese quello di un cittadino straniero, in questo caso venezuelano. Forse è nel segno di questa attitudine di apertura internazionale – come scrive Castro – che anni dopo il Che, che invece era argentino, va in Bolivia per tentare una nuova liberazione… cosa che segnerà la sua fine tra l’altro. Dai film pare che il mix del suo carisma fosse l’unire insieme la visione di sistema a livello generale e al medesimo tempo chiamare ciascuno col suo nome, toccava l’umanità della gente credo. Con ideali di utopia e costante inquietudine interiore.

Che la terra boliviana sia un simbolo? Di possibili scenari futuri? Le dinamiche ecologiche per la tutela del pianeta, la voce alle minoranze, la chiamata a una continua liberazione… sarà l’aria d’altura che forse più rarefatta ispira, o dà alla testa (a seconda). Speriamo, vediamo.

Intanto ho cominciato a prendere il Diamox, che anche l’organismo necessita della sua preparazione.

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