Tutti veniamo da Potosì

las minas

Giorno XVII – Sucre

Siamo a Sucre, città grande che rispetto a qualche giorno fa sembra enorme. Nel pub dove io e Ricco ci concediamo qualche nachos si respira già un’atmosfera internazionale, forse sin di più che la Paz. Città della Costituzione dice qualcuno, eppure veniamo da Potosì.

Nel pomeriggio abbiamo preso parte ai festeggiamenti e alle sfilate preparatorie per la gran fiesta di domani, ninnoli e stivaletti coi campanellini, eppure veniamo da Potosì. La mattinata l’abbiamo passata nelle miniere, solo qualche ora… sapendo che il domani è diverso. Si fatica a prepararsi, stivali, casco, luce, casacca e pantaloni. Si fatica a capire il ruolo delle foglie di coca e del catalizzatore che normalmente è stevia, della dinamite – a vendita libera in candelotti – dei detonatori, delle micce… si fa fatica.

Fatica a camminare, fatica a respirare che la temperatura e la polvere ti sono nemiche. Fatica ad accostarsi a chi lavora come Roland o suo fratello quindicenne che lo affianca con la carriola. Il punto è “fare-spazio”… al bimbo che deve passare con la carriola, alla visione di quanto visto nella nostra prassi quotidiana. Loro fanno sul serio, lavorano per circa 300-400 € al mese in condizione di schiavi… noi li prendiamo sul serio? Cosa facciamo? Da approfondire, al governo il 12% che poi ti dà la montagna per lavorarci. Fatica di dimenticare, fatica di considerare per davvero.

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