viacamp farewell

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3 anni fa prendemmo possesso della ormai nota ai più “capanna” di viacamp… dimora, magione, possedimento ai piedi del nobile torrente chiamato Crostolo e contornato di verdeggianti ed erbosi campi dove talvolta anche i guizzanti caprioli amano soggiornare.

Creammo quel codice barrato che infila stuzzicadenti neri e bianchi sino a comporre quel che della casa è divenuto logo e marchio, finanche amuleto potremmo dire… come lo “scarabeo” kheperer che propiziava la sorte nell’Egitto antico, così il nostro codice per-nulla-segreto ha propiziato accoglienza e ospitalità nei giorni che si sono fatti mesi poi anni. “Occhio” dopo occhio in 300 han puntato lo sguardo nell’obiettivo di quella fotocamera unica e magica posseduta da Messer Buro, atta a registrar volti a guisa del nitrato d’argento dei tempi che furono… smorfie ed espressioni divenute ritratti amici sulla candida parete.

Contro le “bastonate”, con cui gli slavi abitanti a lungo percossero l’onesta balconata, resistemmo compatti oscillando dalla baldanzosa indifferenza alla più smargiassa concupiscenza omicida… ebbene mai in danno cademmo, seppur in possesso delle più smaglianti istanze.

Umanità ne è passata qui all’indirizzo sito al numero 5, chi per condividere un pasto, chi una giornata e chi le notti “dormienti” e non. Genti diverse venute dall’est dicevano che in fondo era uguale… stendere sulla ringhiera d’inverno o grigliare nel gelo più impervio. Genti diverse dallo scuro incarnato dicevano che in fondo era uguale… ululare improperi agli infanti o gospel intonare per il sonno di Messer Zack accompagnare.

Fatto sta che la istoria racconta della pioggia dai soffitti discesa e dei crepuscoli trascorsi alla brina, solo alcune delle innumeri pagine che il “libro” delle nostre avventure compongono.

Sesso, San Prospero e Rivalta… tre regni e popoli dai diversi usi unificati sotto un unico tetto (per fortuna rifatto e catramato dal buon Signor G.)… comunità riunite non da miracoli ma da relazioni rinsaldate alla prova del tempo, “frutto” di storie e vicende che ormai giorni addietro le nostre strade posero a crocevia. Birre trappiste e vino buono, “branzini” e fiorentine, olive catalane e scaglie di drago… ricchi banchetti han scolpito le nostre membra facendo ormai uomini dei giovinastri che eravamo.

Cari ammici-frateli, conservate vivo e aitante il sacro “fuoco” del daimon che abita ciascuno di noi e che insieme abbiamo lungamente addestrato e allenato.

Khalimå’shaktidė – Messer Orla

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