Per non abusare dell’ospitalità

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Giovedì 13 agosto (compleanno di Fidel) – Trinidad

Ma il pargo e le fettine di malanga fritta… poi chi ce li preparerà? O il succo di mango di stamattina… che aveva dell’incredibile!! Comunque… dopo una mattinata di mare cristallino dai colori sconosciuti con melodie di azzurri mai viste, ci dirigiamo verso Trinidad, passando per Cienfuegos.

Cienfuegos ha di insolito che si sono viste diverse persone lavorare (agosto è mese di vacanza anche qui), è una cittadina sulla via… colorata e dalla struttura confortante perché riconoscibile, dove le vie confluiscono nella piazza principale. I souvenir hanno anche qualche velleità più artistica del solito e ci sono un paio di saloni d’arte. Io e Matte ci assaggiamo una Bucanero (che sinora sembrava introvabile), anche se forse preferisco la Cristal a temperatura bien fria (= artica).

Qui a Trinidad usciamo a vedere la piazza e fare quattro passi, cittadina a senso unico si direbbe: quello turistico che pone un buttadentro alla fine di ogni strada. Sorpresi dalla pioggia ci fermiamo sotto un portico, incontriamo il famigerato Taxi Luis. Seduto su una carriola questo semplice signore ci sussurra qualcosa tipo “Vedi, l’ignoranza ammazza il mondo. Guarda quelle tre che se ne sono andate, non sono interessate a conversare. E allora non lo sono neanche io.”.

Ci chiede di dove siamo e sfoggia una conoscenza geografica dell’Italia da fare invidia a tanti di noi. Ci legge una poesia dedicata a Bologna, una a Reggio Emilia e una a Firenze. Ci incanta con considerazioni storiche e sociali, culturali e bibliche sfoderando i suoi attrezzi da una piccola sacca rossa cerata (di quelle che in prima elementare ci mettevi dentro le Superga blu per l’ora di ginnastica). “Sono un libero pensatore, vivo per strada di niente ma felice, perché libero. I ricchi non dormono col pensiero delle loro ricchezze, a me potrebbero anche rapirmi che nessuno metterebbe un dollaro: perché sono libero. E questa non è filosofia a buon mercato ma realtà praticata nel tempo. Io sono un lavoratore della cultura e converso con chi ha interesse.” – poi ci ha parlato di Dio come fiducia in un essere superiore al di là dell’uomo, che da solo non potrebbe farcela. Poi astri e attualità, migrazioni e fondamentalismi.

Ma la signorilità più elegante – sin commovente – l’ha sfoderata per congedarsi. “E ora vi saluto, concludendo, per non abusare dell’ospitalità che avete voluto riservarmi. Un piacere.”… noi abbiamo ospitato lui? Sì, nel nostro tempo. Un regalo.

A cena Carletto è stregato dal tabasco, Ginger rapita dal raffreddore. Alla Casa della Musica suona un gruppo con accenti afro molto trascinanti, muy bien!!

Musica – Gente de Zona, Somos tu y yo

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