Hermano

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Domenica 16 agosto – Santa Clara

Che… non passa giorno che tu non ne veda l’effige e la firma. La potenza di un’immagine, di un volto che si fa simbolo rassicurante. Al negozio (sorta di) del memoriale ho preso un magnete, una sua foto sorridente mentre fuma un puro. Qui c’è il fuoco della fiamma eterna che ha acceso Fidel in sua memoria per un misto di culto eroico-militar-religioso.
Sembra essere lui il Gesù socio-politico-culturale adorato qui dove la religione invece apparentemente non arde come in Sud America. Forse era solo un bello fotogenico prestato alla rivoluzione di Castro… eppure la serie di foto e cimeli in esposizione al misero mausoleo accendono una qualche sorta di affascinante emozione. Ancora e comunque. Forse è lui ad essere tacitamente considerato hermano da tutti, che permette alla gente di salutarti alla esquina di una cuadra con un “hola hermano”.
Qui è il luogo della famosa battaglia (da vedere nel primo film di Soderbergh dedicato al Che), dell’assalto al treno davanti al quale ci fumiamo un puro come sacrificio a una qualche memoria di un qualcosa di buono che giace placido posato come un utopico lenzuolo a coprire la grande isola del Caribe.
Spalmato qui su questo letto di raso azzurrino mi lascio dondolare da una melodia che culla lo sguardo da una palma alle cupole che si intravedono dal retro della terrazza, nell’aria si sente già profumo di salsa per l’aragosta e la Cristal riposa sicura accanto alla Bucanero nel congelatore.
Sembra di sfogliare un vecchio album di figurine sbiadite, dove puoi trovare le foto di grandi campioni che non esistono più, giocatori di uno sport d’altri tempi che si disciolgono nelle storie che passano di bocca in bocca sino a farsi leggenda. Come il cubetto di ghiaccio nell’Havana Especial di ieri sera. Gli slogan dipinti per strada e le voci radiofoniche hanno ancora un lessico rivoluzionario, una grammatica da battaglia in questo luogo che galleggia in un caldo mare seduto in veranda.
Cena divina con la miglior langosta di sempre dopo una crema di zucca e un purè che denotano un gusto non semplicemente cubano, abbiamo il doppio bicchiere e ci cambiano persino il piatto.
La sera è vita della Plaza Mayor dove – in una scena surreale di previsione futuristica – si vedono mille cubani ricurvi su schermi di smartphone e computer… qui arriva il wifi. Al bar dell’angolo però si ascolta buona musica con Los Gimez (ho anche comprato il cd ma Mr Maracas in effetti) e ci servono un ottimo mojito. El Blanco fa ballare qualche baldanzosa signoratta straniera cacciatrice. Molti, molti meno turisti. Un’atmosfera molto gradevole, muchissimas gracias.

Musica – George Dalaras & Al di Meola, Hasta Siempre

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