Conversando

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Giovedì 20 agosto – La Havana

Arrivati alla casa particular che avevamo riservato… la nonnina mi salta al collo e mi bacia come se fossi il nipote che aspettava, ero soltanto quello che le aveva telefonato. Refresco ghiacciato per tutti poi ci trasferiamo da una vicina perché la casa era in rifacimento, poco lontano una traversa di Calle Luz.
Ceniamo con una pizzetta al tegamino rovente da Obispo, ce la mette a 1 CUC che qui normalmente ci vanno solo cubani. Poi ci sediamo in quel meraviglioso angolo che è il Caffè Paris: dentro suonano, ma il cantante è venuto fuori per essere tra la gente e accanto sei ragazzotti provano una coreografia.
Un tizio chiede al Lindo da accendere e dice che da come siamo seduti stravaccati sembreremmo italiani. Lui è cubano e infatti il cameriere tenta prontamente di cacciarlo con un doppio secco “buenas noches”. Al che si siede come un attaccabrighe e ordina un caffè polemico, giusto per poter conversare. È un restauratore di legno con cittadinanza spagnola (per questo – dice – è così liberamente spavaldo) tornato dopo 9 anni a Madrid. Là ha famiglia che vorrebbe far venire qua, ma è da un anno e mezzo che tenta senza riuscirci. Dice che è tornato pensando la situazione fosse migliorata, invece gli è parso tornare indietro 20 anni.
Ci spiega che la società si divide in rivoluzionari, socialisti e comunisti. I rivoluzionari sono quelli con un lavoretto che provano a sopravvivere commerciando qualcosa al mercato nero (il fornaio che fa la pagnottina con 200 g di farina invece che 300 e ne vende 100 al mercato nero). I socialisti sono la classe media, professioni pubbliche e qualche giro semi-governativo. I comunisti son quelli che hanno i soldi davvero, quelli che vanno in Ferrari a Miami o a Cancun.
Lui in realtà è Santiaguero, e per venire a L’Havana dovrebbe ottenere un permesso speciale per visita ad amico o parente di 72 ore (dopo di che si diventa irregolari). Vorrebbe che i cubani aprissero la mente, questo lo dice con occhi lucidi e a labbra strette.
Ma il cameriere pur di staccarci da lui e per impedire questa conversazione ci ordina di bere un’altra Cristal governativa o di andarcene. Ce ne andiamo, in giro a imprimere gli angoli habaneri più famosi nella mente: Escorial, Bodeguita, Floridita… accompagnati dalla fumata appassionata di un Petit Churchill e di un Montecristo IV come fumava il Che.
Oggi in viaggio abbiamo finalmente ascoltato le note di Polo Montanez.

Musica – Carlos Varela, Habaname

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